Abbiamo commercializzato noi stessi, come gli influencer

influencer-marketing_mattia-albani

Un vero brand è quello in cui il valore dell’autostima prodotta nel consumatore supera l’utilità del prodotto. Da qui nascono gli influencer.

(Articolo apparso per la prima volta su cloudsindustry.com il 15 settembre 2018, con il titolo Brand, autostima e influenza: abbiamo davvero commercializzato noi stessi?)

Stamattina ho sentito in radio la pubblicità della nuova Peugeot, quella con Stefano Accorsi.

E la cosa mi ha dato un po’ da pensare: l’automobile è uno dei più grandi acquisti che una persona media fa nell’arco della sua vita e, per farlo, ha davvero bisogno di essere influenzata da quello che pensano (o si presume pensino) delle persone famose?

L’auto domina la nostra cultura, ha un impatto enorme sulle nostre città, sulla nostra bilancia commerciale, in materia di politiche ambientali, politiche mondiali e via dicendo.

Perché?

Perché, per dirla in termini enfatici, abbiamo commercializzato noi stessi come gli influencer, così tanto che, alla fine, la nostra autostima dipende sensibilmente dall’auto che guidiamo. Come dire: auto = autostima.

Un po’ come succede in The Joneses di Derrick Borte, dove un gruppo di professionisti del marketing usano la propria vita quotidiana per fare pubblicità a svariati prodotti. Tutto nella loro vita è attentamente selezionato per scopi commerciali: l’abbigliamento, i mobili, il cibo, gli accessori, tutto è fornito da varie aziende per essere messo in evidenza. Il primo (e forse unico) film sull’influencer marketing portato al suo estremo, insomma.

Ma cosa accadrebbe se non potessimo più scegliere l’auto che vogliamo guidare, ma fossimo tutti al volante di una stessa macchina? Una identica per tutti, cambia solo il colore della verniciatura (questo sì, lo potremmo scegliere noi).

La discussione potrebbe essere interessante sotto diversi punti di vista, ma analizziamola in ottica marketing. Quando togli loro una scelta costosa che gli permetta di esprimere tutta la stima che hanno di sé (come con un’auto, per esempio), gli esseri umani trovano rapidamente dei sostituti. Per esempio scarpe e borse costose, oppure l’ultima novità in fatto di smartphone e tablet. E non importa che il prezzo, alle volte, sia spropositato per il prodotto: è il marchio che conta, l’etichetta, l’immagine, la funzione anestetizzante che svolge sulla mente e sui sensi.

Non tutti i marchi, però, riescono a imprimere così fortemente la propria identità. E questo avviene perché, molto semplicemente, non tutti sono dei veri e propri marchi. Mi spiego meglio: un vero marchio è quello il cui valore di autostima per il consumatore supera di gran lunga la sua utilità. Non importa quale marchio sia, quello che conta è che si crei una connessione veramente emotiva tra la marca e l’utente. E, ahimè, sono veramente pochi quelli che ci riescono.

Anche se potrebbe sembrare, il ragionamento non è così diverso da quello fatto in precedenza per le automobili.

In entrambi i casi, bisogna stare attenti agli effetti collaterali: quali conseguenze potrebbe comportare fare dell’ottimo branding?

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con i tuoi amici ⬇️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 × due =