Popup e popcorn

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Oggi ho aperto il sito di una rivista online e mi è comparso un popup con su scritto Abbonati alla nostra rivista. Ok, magari dopo aver letto l’articolo, ho pensato. Ho iniziato a leggere l’articolo e, verso la metà, è comparso un altro popup con su scritto Se quello che stai leggendo ti piace, non perderti tutti gli altri articoli. Non ricordo con precisione il testo del popup, sia chiaro, ma il senso era quello; ricordo invece molto bene di aver pensato: mmh, non ho letto abbastanza per valutare.

Quando finalmente sono riuscito a leggere l’articolo per intero, è spuntato su un altro popup che mi invitava a sottoscrivere un abbonamento alla rivista a prezzo stracciato, come premio per aver letto tutto l’articolo (bella considerazione dei vostri articoli, ho pensato). Alla fine sono uscito e ho messo il sito della rivista nella lista nera delle riviste online da non aprire più.

Questa esperienza mi ha seccato parecchio, ma ancora di più mi secca vedere che questa storia dei popup è sempre più ricorrente. C’è un pullulare di popup ovunque. E meno male che si diceva che Google avrebbe penalizzato i siti che li usano.

Lo dico in cinque parole: i popup mi fanno schifo. Preferisco i popcorn.

Li trovo fastidiosi come i centralinisti che ti chiamano a tutte le ore per proporti questa o quell’altra offerta e ti distolgono sempre da quello che stai facendo. Ecco, i popup fanno lo stesso.

Per quanto possano essere coerenti con quanto stai leggendo o facendo sul web, considero i popup alla stregua dello spam: tutto quello che mi appare senza che io lo voglia, per me è spam.

Sì, lo so, non è spam, è outbound marketing (detto anche interruption marketing: marketing che interrompe), ossia spiattellarti il prodotto sul grugno nella speranza che accenda un tuo bisogno nascosto e ti venga voglia di averlo. Be’, non mi piace. Lo trovo subdolo. Si fa da sempre, si fa ovunque: in tv, per strada, per radio; ma sul web mi dà più fastidio.

Preferisco l’inbound marketing, ossia quando sei tu che cerchi qualcosa e riesci a trovarlo perché sono state fatte giuste operazioni di comunicazione e marketing.

Ad ogni modo, odio i popup e odio pure il 99% delle newsletter – per lo stesso motivo.

Preferisco, invece, di gran lunga i popcorn: buoni da mangiare, belli da vedere e, soprattutto, ardentemente desiderati (e non venitemi a dire che di popcorn ti fa venire la voglia il camioncino che li vende, perché dài, diciamocelo seriamente, sei tu che li cerchi: quando vai al circo, quando vai al cinema, quando vai a una festa tu vuoi i popcorn a prescindere – e anche se così non fosse, trovare il venditore lungo la strada o dietro al suo bancone non ti interrompe da niente).

 

Per semplificare il concetto:
l’outbound marketing sono i popup; l’inbound marketing, invece, sono i popcorn.

 

Ad ogni modo, trovo queste pratiche un segno di mancanza di rispetto e disonestà: mi state togliendo qualcosa (la mia attenzione, il mio tempo) senza chiedermi il permesso.

Se usate questi stratagemmi, considerate che vanno a discapito dell’esperienza che gli utenti hanno sul vostro sito. E chi tornerebbe in un posto o comprerebbe qualcosa in un posto dove ha avuto un’esperienza piacevole?

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