Chiameresti mai tuo figlio “Nome bellissimo da maschietto”?

naming

Sarà il periodo, sarà che ormai certi meccanismi del web marketing iniziano ad andarmi troppo stretti, sarà che in nome della SEO stiamo mandando in pensione la creatività e ci stiamo uniformando gli uni agli altri, sarà quello che ti pare, ma negli ultimi tempi ho pensato molto all’argomento naming (ideazione del nome di un prodotto o di un’azienda).

Ecco le mie considerazioni:

  • Il nome di un prodotto o di un’azienda è come un guardaroba pubblico, dove le persone lasciano le loro pellicce di stupore, i soprabiti di emozioni, i giacconi di interesse. Se occupi tutto lo spazio di questo guardaroba con un nome tipo “Servizio Di Posta Privata *Nome Città*” hai tolto spazio allo stupore, all’emozione, all’interesse, e le persone dovranno tenersi addosso il loro soprabiti emozionali o, peggio, dovranno cercare un altro guardaroba. Fuori di metafora: cosa sarebbe ne sarebbe stato del fascino di Nike se si fosse chiamata “Migliori Scarpe Da Tennis”? O se Starbucks si fosse chiamato “Caffetteria *Nome Città*”? O se Amazon si fosse chiamato “Miglior Marketplace Del Mondo”? Avresti mai comprato il computer di un’azienda di nome “Migliori Computer Per Performance E Design”?
  • Basta con questi nomi che flirtano con l’indicizzazione dei motori di ricerca e non si preoccupano di lanciare qualche messaggio d’amore anche agli utenti. Ah, è basta anche con gli acronimi: che due palle – a meno che l’acronimo non sia a suo modo geniale: penso a IKEA (che incastra le iniziali del nome e cognome del fondatore, della fattoria e del villaggio in cui è cresciuto) oppure a LEGO (abbreviazione delle parole ‘leg godot’ che, in danese, significano ‘gioca bene’). Acronimi come, per esempio, IBM (International Business Machines) ci riportano alla similitudine del guardaroba affollato. «Ma l’IBM è un colosso dell’informatica», obietterai tu. «Sì – ti rispondo io – ma perché è stata la prima nel suo settore».
  • Basta con i nomi difficili da pronunciare. Dazn, per esempio, è un brutto nome, perché nessuno saprebbe pronunciarlo se nella prima fase di lancio la comunicazione non fosse stata mirata a insegnare agli utenti la sua pronuncia («Si scrive DAZN, si legge…»).
  • Una volta scelto un bel nome creativo, assicurati che non lo abbiano già usato qualche tuo concorrente (circostanza improbabile se hai scelto un nome davvero non banale) e inventa un grande slogan che leghi il nome alla tua attività; non limitarti a una tagline asettica, osa di più. Cosa ti trasmetterebbe un’azienda che si presentasse così: “Caffetteria *Nome Città* – dal 1960 il miglior caffè a *Nome Città*”?

Alla fine della fiera, tutto ‘sto popò di discorso per dire che fare naming solo in base ai motori di ricerca è una schifezza. È come se chiamassi tuo figlio “Nome Bellissimo Da Bambino”, per convincere tutti che hai scelto il nome più bello di tutti e che tuo figlio è il migliore – per dire, eh.

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