La pubblicità migliore è quella che…

Siamo circondati dalla pubblicità, pedinati, quasi braccati. Soffocati. Che palle!

Apri Facebook e ogni 3-4 post trovi una pubblicità.

Apri Instagram e ogni 2-3 foto trovi una pubblicità, ogni 2 stories una pubblicità.

Guardi un video su YouTube e ogni volta devi aspettare 10, 20, 30 secondi di pubblicità prima di guardarlo (e se il video è molto lungo, trovi 5, 10, 20 secondi di pubblicità tra un frame e l’altro).

Scorri il feed di Twitter e ogni 8-9 tweet c’è una pubblicità.

Provi a leggere l’articolo di un sito e web e ogni 10 righe trovi un banner pubblicitario.

Accendi la televisione e ogni programma è interrotto da almeno 3 pubblicità.

Accendi la radio e idem.

Non ho nulla contro la pubblicità, sia chiaro (sono ancora tra quelli che la ritengono l’anima del commercio); ma con l’esplosione del web e del relativo web marketing, l’attenzione che ognuno di noi rivolge alla pubblicità è precipitata.

Non so voi, ma io le pubblicità neanche le guardo più, le scorro subito, le salto, le dribblo, le blocco.

Sono diventato più selettivo, guardo solo quelle (poche) pubblicità che davvero catturano la mia attenzione, quelle che mi trattano come una persona e non come un consumatore, quelle oneste, quelle che non parlano come parlano tutte. Quelle che non puzzano di pubblicità becera lontano un miglio, per intenderci.

La pubblicità migliore è sempre quella che non sembra una pubblicità.

Non si tratta, quindi, di investire un budget sempre maggiore in ADV, ma di produrre contenuti onesti (avrei potuto dire ‘contenuti di valore’, ma è un’espressione che usano tutti e che non vuol dire niente – a me interessa che il contenuto sia onesto e non mi tratti come un pollo da spennare).

Le persone (non gli utenti, le persone) interagiscono con un contenuto, di qualunque tipo esso sia, se e solo se li tocca emotivamente, se li rappresenta, se riescono a identificarsi in esso. Se innesca in loro una qualche risposta emotiva.

Quindi, prima di pensare al contenuto con cui veicolare una pubblicità, bisognerebbe pensare alle persone con cui vogliamo entrare in contatto – ma non da un punto di vista consumistico (cosa vogliono comprare, per intenderci), bensì da un punto di vista empatico (cosa provano).

That’s it!

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