Il punto Zero di una nuova idea di narrazione

«I lettori sono figure esigenti e facilmente annoiabili. Ci mettono un attimo a etichettarti». Così scrivevo qualche tempo fa a proposito dell’importanza di curare l’aspetto estetico e creativo di una pubblicazione per vincere l’iniziale diffidenza dei lettori. L’articolo affrontava il problema principale di uno scrittore emergente (il riuscire a farsi notare) e cercava di trovare una soluzione, per così dire, di qualità più che di pubblicità (che pure non va trascurata). L’articolo, intitolato, Scrittori indipendenti contro i pregiudizi, continuava così:

I lettori sono figure molto esigenti e facilmente annoiabili. Ci mettono un attimo a etichettarti: banale, non sa scrivere, una trama già letta, uno strazio, niente di nuovo, l’ennesimo scrittore senza talento, eccone un altro che si crede Tolkien e compagnia bella. Spesso partono già con un pregiudizio, ma insomma come biasimarli: con tutta la scelta che c’è bisogna per forza fare una brutale preselezione. Poco importa se nel calderone dei cestinati ci finisce pure qualcosa di veramente valido: i lettori e gli editori sono figure molto esigenti e facilmente annoiabili. Se un libro non crea un effetto WOW già al primo sguardo, allora non ha più speranze. E, purtroppo, l’effetto WOW non lo fa né la trama, né la capacità di scrittura: quelle arrivano dopo.

L’effetto WOW lo fa la creatività: l’impaginazione, la copertina, il design del libro. Puoi aver scritto il miglior romanzo della storia, ma se è esteticamente brutto, non lo comprerà nessuno. A meno che tu non sia già famoso. O a meno che tu non abbia una tua community ben consolidata.

Sia chiaro: questo pensiero è sicuramente viziato dalla mia passione per quei libri che valicano i limiti della pagina e della narrazione e che, in gergo, vengono chiamati ‘ipertestuali’ o ‘ergodici’ o ‘che figata ‘sto libro devo assolutamente averlo l’autore è folle genio con un cranio fosforescente grosso così’.

Ho fatto tutto questo pippone per contestualizzare il nuovo romanzo (che poi romanzo è anche limitativo) di Valerio Giovine, uno che, negli ultimi anni, ci ha abituati a storie che vanno al di là della progressione tipografica di un carattere alla volta e si svolgono attraverso note, immagini e lettere alfabetiche (basti pensare al suo romanzo di esordio Buonanotte piccola principessa).

Valerio è un compositore musicale, scrittore e illustratore che scrive romanzi fantasy illustrati con colonna sonora. È anche un forte sostenitore dell’editoria indipendente, che ritiene essere «una delle forme d’espressione moderne più importanti. Così come in Giappone all’era degli Ukiyo-e nacquero i movimenti di Sosaku-hanga (ovvero dove gli autori erano gli unici creatori di un’opera e la stampavano da sé senza affidarsi al lavoro di altri artigiani, editori o stampatori), l’editoria indipendente rappresenta un modo in cui un autore può esprimersi senza per forza avere dei vincoli da parte di una casa editrice. Può, quindi, parlare a un pubblico differente, non per forza limitato dal genere, e può anche esprimere la propria creatività attraverso altre arti (io ad esempio compongo colonne sonore e illustrazioni per far immedesimare di più il lettore nella storia), può creare delle letture interattive, può dare spazio alla fantasia.»

Quando Valerio ha iniziato a parlarmi di questo suo nuovo progetto editoriale, intitolato Zero, non ho potuto fare a meno di fargli una raffica di domande.

Questo libro ha un trama molto complessa, come cavolo t’è venuta in mente?

«Dopo aver scritto Buonanotte Piccola Principessa, una storia dall’aspetto fiabesco che è in sostanza un inno alla vita, al vivere in mezzo alla natura e un invito alla scoperta delle magie che il mondo ci offre, volevo scrivere qualcosa di epico, forte, crudo, romantico e maestoso. Zero è una storia di coraggio, che parla di come rimettersi in piedi, di come rialzarsi dopo aver subito una grande sconfitta. Ecco, parla della forza di volontà che ci invita a non mollare mai, ad andare avanti, a tenere sempre duro, anche quando il mondo ci cade addosso. Siamo tutti prigionieri, in un modo o nell’altro, e i personaggi di Zero, così come le persone e tutti gli esseri viventi, sono sempre in perenne ribellione su quella linea di confine tra libertà e prigionia

Come sei riuscito a strutturarla senza perdere filo di tutti gli intrecci e mantenendo alto il coinvolgimento del lettore?

«Molte storie, per non dire quasi tutte, oggigiorno sono strutturate sulla base del viaggio dell’eroe, che sicuramente è fondamentale per non perdere mai la bussola in una storia, ma in questo romanzo non volevo creare due, tre climax classici, piuttosto, volevo creare una sorta di imbuto, dove da un lato le cose degenerano sempre più, e dall’altro diventano sempre più epiche e tese. Di ogni personaggio ho voluto esaltare i sentimenti più primitivi che ci hanno guidato anni e anni nel corso della nostra storia. Gli impulsi primordiali dell’uomo visti come fossero un mito.»

Da quale esigenza nasce Zero?

«Ho iniziato a scrivere Zero dopo aver studiato un po’ di antropologia e mitologia, ho capito quanto fosse colma di mito la storia dell’uomo, plasmata da miti epici di tutto il mondo, così mi sono detto che volevo scrivere anche io la mia visione dell’universo, di come nasce il tutto, chi ha creato il giorno e la notte, e perché sono così e non in un altro modo.»

Perché hai deciso di scrivere un libro corredato di illustrazioni e di colonna sonora?

«Perché secondo me la musica e le immagini possono guidare il lettore nei sentimenti della storia, dei personaggi, fargli vivere meglio l’avventura, la guerra, i momenti magici e quelli tragici. La musica parla direttamente al cuore delle persone.»

Chi è il tuo lettore tipo?

«In realtà non credo di avere un lettore tipo, sicuramente forse una persona che legge solo i classici da Tolstoj a Charles Dickens potrebbe non apprezzare l’eroicità che c’è in Zero, forse chi ama il fantasy sarà più incline ad innamorarsi, o ad odiare, i personaggi che ho creato.»

Cosa ti ha lasciato dentro la scrittura di Zero?

«Tanto dolore, ma il dolore non è per forza una cosa negativa, perché è come una bussola, ci fa capire per cosa vale davvero la pena vivere, e combattere di conseguenza. Ci fa capire lo scopo della nostra vita, valorizzando a pieno i bei momenti, le gioie. La luce. Zero mi ha fatto trovare la strada per farmi rimettere in piedi.»

Hai intenzione di scrivere altri libri di questo genere?

«Sì, dopo Zero mi piacerebbe scrivere la storia dell’uomo, che cos’è veramente l’uomo, un essere tra il mondo animale e selvaggio, ma che allo stesso tempo è così innaturale per via della sua evoluzione radicale, piena di rabbia, stermini di popoli e amori proibiti. Mi piacerebbe sapere cos’ha pensato il primo uomo senziente che ha sterminato le megafauna australiana, perché lo ha fatto, o come mai alcuni popoli si sono estinti nonostante avessero tutte le condizioni favorevoli per lo sviluppo. Le scelte che un uomo compie nel mondo si proiettano anche sull’altra metà della terra, anche se chi ci vive non lo sa. È una cosa affascinante. Basta leggere alcuni libri di antropologia come quelli di Jared Diamond o di Yuval Harari per farci spalancare gli occhi dinanzi a una particolare ignoranza nel quale viviamo oggi. Ecco, diciamo che sono queste le prime domande che mi sto ponendo per scrivere il prossimo romanzo, magari l’inizio di più libri.» 

Tra le domande che ho fatto a Valerio c’è anche quella di raccontarci brevemente la trama – ma mentre parlava, mi sono accorto che raccontare brevemente un libro fantasy di quattrocento e rotti pagine, con immagini e musica è qualcosa di impossibile… per cui ho deciso di non anticipare nulla.

Se vi va, potete leggere qualcosa di più su Zero direttamente sul sito dell’autore (www.valeriogiovine.it).

Buona lettura, buona visione e buon ascolto!


Le foto sono di Pasquale Giovine.

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1 commento su “Il punto Zero di una nuova idea di narrazione”

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