fare storytelling

C’è troppo da raccontare per continuare a fare storytelling

La moda del momento, sul web, è lo storytelling.

Così come avviene in geocronologia, anche nella comunicazione online assistiamo al susseguirsi di ere. Proprio come in geologia si sono susseguiti l‘Eoarcheano, il Paleoarcheano, il Mesoarcheano, il Neoarcheano, il Paleoproterozoico, il Mesoproterozoico, il Neoproterozoico, il Paleozoico, il Mesozoico e il Cenozoico; così nel web si sono avvicendate l’era del Forum, l’era del Blog, l’era dei Social, l’era delle Foto, l’era dei Meme, l’era dei Video, l’era delle Live, l’era delle Stories, l’era dell’Ecommerce e l’era dello Storytelling.

Ognuna di queste ere rappresenta il tempo trascorso tra un vaticinio e l’altro dei vari guru del web marketing e della comunicazione di turno. Cosicché, invece di ‘ere geologiche’, potremmo chiamarle ‘ere gurologiche’.

L’era in cui ci troviamo adesso è l’era dello Storytelling.

Non sto qui a spiegare cos’è lo storytelling, a cosa serve e come si fa, perché do per scontato che ormai lo sappiano un po’ tutti (se non sai cosa significa fare storytelling puoi andare a dare un’occhiata su Google).

Premetto che io adoro fare storytelling, è il mio lavoro e credo davvero che apporti quel valore in più alla comunicazione e al marketing.

Però attenzione, perché adesso stiamo esagerando. Stiamo diventando smaccatamente dolcigni, stupidamente stucchevoli e furbescamente sdolcinati. Mi sta venendo la carie alle dita mentre scrivo ‘sta cosa.

Come se fare storytelling avesse qualcosa a che fare con la pasticceria.

Comunque, va tanto di moda, adesso, lo storytelling, che ci hanno messo un attimo, i furbetti della comunicazione, a preparare uno stampino da dare in mano a tutti i wannabe storyteller di quest’era.

Tutti parlano e scrivono usando questo stampino del wannabe storyteller: ascolti un discorso ed è come se li avessi ascoltati tutti, leggi un post ed è come se li avessi letti tutti. Tutto è diventato identico a tutto. Tutto è diventato ottusamente emozionale.

Perché, come dicono i guru, tutto deve essere emotional. Ma nessuno ti dice che l’emotività sta prima nell’empatia e solo dopo nelle parole e quasi mai negli stampini. Nessuno ti spiega che con uno stampino difficilmente riuscirai a innescare risposte emotive in chi legge o ascolta.

Facci caso, tutti i testi e i discorsi iniziano con lo stesso tipo di incipit. Spesso sono frasi secche, monolessicali, ad effetto. A volte fanno un’affermazione grossa e poi la ritrattano al rigo successivo. Usano tutti la stessa punteggiatura, le stesse costruzioni sintattiche. Tutti con la stessa climax e la stessa chiusa ad effetto (con o senza call to action).

Ok, lo storytelling ha le sue regole, d’accordo – ma non è una formula matematica. La bravura sta nel far sembrare che non stai seguendo alcuna regola, altrimenti viene meno la prima regola in assoluto di ogni buon storyteller: l’autenticità.

Prima c’è l’autenticità, poi l’empatia, infine la tecnica.

C’è tanto da raccontare e ci sono tantissimi modi per farlo. Cosa abbiamo fatto di male per meritarci di ascoltare e leggere sempre le stesse storie – raccontate sempre allo stesso modo?

That’s it – altro da aggiungere non c’è.


Photo by Mike Erskine on Unsplash

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con i tuoi amici ⬇️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 × 5 =