Digital burnout

La situazione è grave. Molto grave.

Stavo sfogliando una rivista di arredamento, quando mi sono imbattuto in una pagina che selezionava le “Migliori sedie da ufficio da usare in smart-working”. La pagina era divisa in 12 quadrati e ogni quadrato conteneva l’immagine di una sedia, il suo prezzo, le sue misure e la relativa marca. Era la tipica pagina che puoi trovare in una qualunque rivista di arredamento.

Siccome l’argomento mi interessa oltremodo, ho iniziato a scorrere con gli occhi tutte le proposte, finché non mi sono imbattuto in modello che mi ha colpito particolarmente e di cui mi sarebbe piaciuto approfondire alcuni dettagli specifici (oltre al prezzo, alle misure e alla marca). Ed è in quel preciso momento che ho iniziato a cliccare con l’indice sull’immagine della sedia, nella speranza che si aprisse un popup o una nuova pagina di approfondimento o qualcosa del genere.

Lo faccio una volta e non succede niente.

Lo faccio una seconda volta e non succede niente.

Lo faccio una terza volta e non succede niente.

Lo faccio una quarta volta e mi rendo conto di essere un coglione talmente coglione da non distinguere più un foglio patinato da uno schermo dello smartphone.

Come dicevo, la situazione è grave. Mooolto grave.

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