Le conseguenze di leggere poco e male

Pochi giorni fa ho letto un fascicolo breve ma illuminante di John Maynard Keynes, edito da Laterza e intitolato I libri costano troppo?.

Ovviamente, si parla di libri.

«Un lettore dovrebbe avvicinare un libro con tutti i propri sensi, conoscerli al tatto e apprezzarne l’odore, imparare a prenderli in mano e sfogliarne le pagine. […] In una libreria il lettore dovrebbe entrare incerto, vago, quasi come in un sogno e permettere a ciò che ci trova di attrarlo liberamente, di influenzarne gli occhi. Camminare tra gli scaffali e i banconi della libreria, pescandovi come impone la curiosità, dovrebbe essere il divertimento di un pomeriggio».

(John Maynard Keynes, I libri costano troppo?, Editori Laterza, Bari 2018)

A partire dal problema del prezzo, Keynes ricostruisce le dinamiche fondamentali del mercato librario.

«Mi piacerebbe mobilitare un esercito poderoso, che superi il numero dei bevitori di birra, di chi ha la testa per aria, dei fissati per la mostarda, un esercito di topi di biblioteca che si impegnino a spendere 10 sterline all’anno per i libri e, nei ranghi più elevati della Confraternita, a comprare un libro ogni settimana».

(John Maynard Keynes, I libri costano troppo?, Editori Laterza, Bari 2018)

Tra le righe, ma manco tanto, Keynes rimprovera la società di leggere troppo poco e spesso male, e conclude il discorso affermando che finché non ci sarà un cambio di rotta e non assisteremo a una diffusione sempre maggiore dei libri, i loro costo sarà sempre più elevato.

Son passati quasi cent’anni dall’analisi di Keynes, ma la fotografia é sempre la stessa.

Nihil novi sub sole.

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