Rinascite e resurrezioni per illuderci di essere migliori

Alle volte sembra che dobbiamo per forza aspettare il momento giusto: per essere più buoni, più innamorati, più scanzonati, più propositivi, più rispettosi del prossimo, più attenti alla natura e via dicendo.

Natale, San Valentino, Carnevale, Capodanno, giornate commemorative varie e compagnia bella.

Il tempo giusto per la speranza, di solito, è la Pasqua. Tempo di resurrezione, rinascita, ripartenza e bla, bla, bla.

Alle volte sembra proprio che ci sforziamo ad essere più buoni, più innamorati, più scanzonati, più propositivi, più rispettosi del prossimo, più attenti alla natura, eccetera eccetera. E anche la speranza sembra qualcosa di difficilissimo.

Forse è per questo che ci siamo adagiati su ‘sto discorso dei giorni giusti, delle ricorrenze: per liberarci la coscienza dai fallimenti dei nostri buoni propositi – o del nostro menefreghismo.

Non ce ne frega niente di essere più buoni, più innamorati, più scanzonati, più propositivi, più rispettosi del prossimo, più attenti alla natura, più positivi, speranzosi e tutto il resto. Però sappiano che è sbagliato – e allora ci sentiamo in colpa. Fortuna che ci sono le feste a darci l’opportunità di far finta di provarci.

Oggi, per esempio, è il giorno della speranza, della ripartenza, della rinascita. Domani delle scampagnate. Dopodomani niente.

E allora va bene: che questo giorno, almeno per oggi, porti a tutti la speranza di un nuovo inizio e di una tavola piena di cioccolato al latte – o fondente, se preferite.

In attesa di una nuova occasione per poterci sentire migliori, buona Pasqua.

P.s.: perché i conigli a Pasqua fanno le uova?



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