Breve riflessione sullo scrivere a mano

scrivere a mano

Nonostante l’evoluzione tecnologica, scrivere a mano sembra essere la scelta preferita di diversi scrittori (e non solo). Perché?

Vado spesso alla ricerca di curiosità sugli scrittori del passato: le loro ossessioni, i rituali, le abitudini, gli animali domestici, aneddoti vari.

Da qualche anno sto studiando il rapporto tra scrittura e tecnologia, per analizzare com’è cambiata la scrittura con l’avvento del digitale; e, tra le varie curiosità in cui mi sono imbattuto, ho scoperto, per esempio, che Vladimir Nabokov abbozzava i suoi romanzi a matita su uno schedario; Ernest Hemingway alternava tra matita e macchina da scrivere; Jack Keruac scriveva a mano su dei taccuini tascabili e scrisse On the Road su un rullo di carta per stampanti a modulo continuo; Simone de Beauvoir scriveva con penne stilografiche; John Steinbeck solo con matite; Truman Capote, come Hemngway, alternava matita e macchina da scrivere; Agatha Christie scriveva a macchina… potrei andare avanti ancora per un po’, ma mi fermo qui.

In molti casi, dunque, scrivere a mano sembra essere la scelta preferita di tanti scrittori, non solo del passato. Non sono pochi, infatti, gli scrittori anche più moderni e contemporanei che preferiscono scrivere a mano le proprie opere. Penso, per esempio, a Sylvia Plath, Cormac McCharty, Nei Gaiman, J.K. Rowling, Tom Wolfe, George R.R.Martin, Mauro Corona, solo per dirne alcuni.

La scelta di scrivere a mano qualcosa che sia più lungo della lista della spesa mi ha sempre affascinato e perplesso al tempo stesso. Perché non approfittare della tecnologia?

Una volta si scriveva con un punteruolo su una tavoletta di cera, poi si passò alla penna d’oca su pergamena, poi arrivò la stilografica, poi la penna a sfera e, nel mezzo, ci fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili e della macchina da scrivere – fino ad arrivare ai computer e ai programmi di videoscrittura. Un’evoluzione che ha avuto due scopi principali:

  • il profitto
  • l’idea di rendere più scorrevole e meno faticosa la scrittura.

Ed è interessante capire cosa cambia negli uomini e nella scrittura con questa evoluzione.

Ci pensa Marshall McLuhan, sociologo canadese, a dare una risposta convincente con il suo saggio del 1962 La galassia Gutenberg: nascita dell’uomo tipografico.

In questo saggio McLuhan studia la nascita di ciò che definisce l’uomo di Gutenberg, prodotto dal cambiamento della coscienza provocato dall’avvento del libro stampato e mette in evidenza che queste invenzioni non sono semplici strumenti che le persone utilizzano, ma sono le persone stesse ad essere state reinventate e influenzate da tali mezzi.

La diffusione, in Europa, del procedimento di stampa a caratteri mobili segnò il passaggio da una comunicazione in cui era presente un equilibrio tra tutti i sensi a una tirannia della componente visiva.

Sto lavorando da diversi anni a un saggio che parta da queste affermazioni di McLuhan e si sposti ad analizzare il cambiamento provocato nella scrittura dall’avvento del digitale. Credo che lo intitolerò La galassia Qwerty: evoluzione dell’uomo tipografico, in omaggio a McLuhan e alle prime lettere da sinistra a destra delle tastiere europee.

Ad ogni modo, torniamo a noi: cosa spinge molti scrittori (e non solo) a prediligere la scrittura analogica?

Ho sentito diversi scrittori e giornalisti che preferiscono scrivere a mano e poi riscrivere tutto al computer perché così hanno più possibilità di migliorare il testo: riscrivendo al computer quello che hanno scritto su carta fanno praticamente un’ulteriore revisione del testo.

Sinceramente questa motivazione mi convince poco.

Non c’è dubbio che scrivere a macchina sia molto più rapido e agevole rispetto a scrivere a mano, ancor di più scrivere al computer; ma scrivere con carta e penna ti costringe per forza di cose a rallentare, a ragionare di più sullo svolgersi del paragrafo, a pensare a ogni frase a dare più peso alle parole.

Di contro, però, come sosteneva George Simenon: «A forza di scrivere a mano si è tentati di ripiegarsi su di sé, di diventare troppo letterari».

E poi, vuoi mettere lo sbattimento di chi dovrà leggere e trascrivere al computer tutte le pagine vergate a mano? Dài…

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