Storia miniMA #4

La città si compone nella foschia molle di un febbraio umido come una cagna in calore. E mentre il tutto intorno striscia e si insinua, come ovattato, tra i capelli, i vestiti, la lanugine delle orecchie e le crepe delle labbra secche, lei avanzava sul pontile ascoltando il flauto urlato di Ian Anderson dalle cuffie collegate allo smartphone. Chissà se il vecchio Aqualung se ne sta ancora appollaiato su quella panchina del parco a fantasticare dei segreti nascosti nelle mutandine delle ragazzine? Aqualung. Vecchio e alcolizzato. Depravato come suo padre che adesso non c’è più. Chissà se ha ancora il vizio di correre dietro alle ragazzine? Suo padre quel vizio adesso non ce l’ha più. Ma lo ha perso troppo tardi…

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