Mi chiamo Mattia Albani e un giorno, come Kerouac, «troverò le parole giuste, e saranno semplici».

Sono nato il 12 febbraio 1986 alle cinque del mattino, con il cordone ombelicale attorno al collo e l’ostetrica che lanciava bestemmie di marmo contro la vagina di mia madre. Questo lo so perché me lo hanno raccontato.

Il resto è qui.

Scrivo in tutte le forme possibili, ma preferisco i cerchi. Che lo faccia per il web, per la stampa, per gli editori, per la pubblicità, per me o per gli altri poco importa – io scrivo. Tanto i conti non tornano mai, le chiacchiere se le porta il vento e bla bla bla.

Siccome, gira che ti rigira, quello che scrivi, alla fine, ti racconta sempre, ecco un elenco di alcune cose che ho scritto e che, in un modo o nell’altro, potrebbe raccontarmi meglio di come farei io.

(In attesa di trovare le parole giuste)

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Da bambino sognavo di fare lo scrittore, poi il bibliotecario, poi il giornalista, poi il professore, poi il direttore di un McDonald’s, poi ancora il professore. Alla fine , mi sono ritrovato a fare tutt'altro.

Qualcosa di diverso a cui non avevo mai pensato, ma che covavo dentro da tantissimo tempo e che ha a che fare con questa roba qui.

Sbircia

C'è questo spazio, su Substack, in cui parlo di scrittura.

No, non è uno spazio didattico, è solo uno spazio di riflessione. Cerco di non insegnare nulla e di limitarmi a parlare di quello che mi va, quando mi va e come mi va.

L’ho chiamato La galassia Qwerty: l’evoluzione dell’uomo tipografico e dentro ci trovi riflessioni sul leggere e sullo scrivere, con particolare attenzione alla loro evoluzione dopo la rivoluzione digitale, che ha contrapposto alla «galassia Gutenberg» scoperta da McLuhan, una galassia Qwerty – teorizzata, ma ancora tutta da esplorare.

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